Disegni sul muro e vite inventate

· 18:51

A volte mi capita di osservare le finestre illuminate delle case, in lontananza, immaginando la vita di chi le abita. Cercare di capire come potrebbero essere arredate basandomi sul calore della luce o dai pochi elementi visibili, ricostruire mentalmente la fisionomia degli inquilini e inventare storie che spesso finiscono per essere horror/triller più che brillanti commedie.
Lo stesso mi capita quando trovo home tour spettacolari come quello che segue, che per esempio potrebbe essere abitato da un solitario commercialista newyorkese.
Alan avrebbe all'incirca 35 anni, metà dei quali vissuti in completa solitudine dopo il trasferimento nella Grande Mela che gli ha lasciato un gran vuoto nel cuore e gli occhi ancora pieni delle colline del Wisconsin, suo paese d'origine.
Alan lavorerebbe in un freddo sottoscala con il naso e gli occhiali sempre rivolti ai registri contabili, oscillando tra il suo dovere di lavoratore ligio e il pensiero della ragazza che lavora alla tavola calda (oppure della fioraia, fate voi), amore non corrisposto di cui conosce solo il cartellino appuntato alla divisa: Minnie, direbbe il cartellino.
Ogni mese Alan si concederebbe il piccolo ed eccitante furto di una e solo una delle penne nere che lo studio mette a disposizione dei dipendenti e una volta a casa, per resistere alla tentazione di parlare da solo che presto o tardi lo porterebbe alla pazzia, farebbe scorrere i pensieri dalla testa alla spalla destra, dalla spalla al braccio, dal braccio alla mano e dalla mano alla penna.
Fingendo di parlare con Minnie per vomitarle finalmente addosso tutta la tenerezza che prova per lei e per quell'invincibile macchia di zuppa che maldestramente aveva macchiato la sua divisa durante il suo primo giorno di lavoro.
E questo sarebbe il risultato.









Oppure questo è un appartamento di Brooklyn, scovato sul New York Times, di un artista che presto mi denuncerà.
Ciao Alan, mi sei stato simpatico in quei dieci minuti in cui sei esistito, nella mia testa.


Emily

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