Resoconto di Parigi

· 18:53

Ecco. Come succedeva a scuola: tanti buoni propositi sull'essere diligente e costante con i compiti delle vacanze ma quando arriva l'estate divento pigra e tendo al cazzeggio facile.
Dopo più di un mese di silenzio stampa in cui mi sono dedicata solo alla spiaggia e al mio lavoro serale, oggi ho incominciato a sentire aria di autunno, di cose da fare, di cose a cui pensare e di nuovi progetti da attuare. E finalmente il mio pc non è più il nemico scalda-cosce di cui non sopportavo la presenza ma è ritornato ad essere la mia finestra sul mondo.
Nuovi spunti dunque.
Partendo da quello che ho lasciato quando sono partita per quei favolosi quattro giorni in solitaria a Parigi.
Partendo dal presupposto che non si apprezza fino in fondo casa propria finché non la si lascia anche solo per un po', è vero anche il contrario. Quando si va in vacanza e si visitano posti nuovi si apre letteralmente un mondo nuovo, fatto di cavolate e di cose importanti ma pur sempre diverse dalla solita solfa. Soprattutto se si vive in un paese ristretto e geograficamente piccolo come me.
Nuove facce da osservare, nuove vite da immaginare, nuove abitudini da curiosare e talvolta da imitare che rendono il ritorno a casa più stimolante e che ti fanno accantonare frivolezze che prima vivevi come problemi.
Cosa ne penso di Parigi? Beh...

1. Innanzitutto a Parigi le Madelaine si trovano nei distributori di tutte le stazioni della metropolitana. Ed è già un buon inizio, oltre ad essere una figata.

2. Le ragazze parigine. Sono (per la maggior parte) immensamente belle, non fighe. Soprattutto si vestono e si acconciano i capelli in modo assolutamente personale e per niente omologato, cosa che mi fa parecchio piacere dato che la moda a Riva del Garda sembra essersi fermata al 1998 con gonne e pantaloni a vita ultra bassa, perizoma, piercing sbarluccicante all'ombelico e dominio assoluto della piastra lisciante per capelli.
Bleach.
Quello che ho visto lungo i boulevard, invece, sono gonne a vita altissima con canotta infilata, cappelli e...trecce! Trecce di tutti i tipi e chignon retro che sto imparando a fare grazie a grotteschi tutorial su YouTube e alla maestria della mia amica L.
Mmmmmm che deliziosa frivolezza!


I ragazzi parigini hanno quel fascino tra il puerile e il femminile che personalmente non mi piace affatto ma anche loro non risentono affatto del giudizio degli altri sul loro look. Se per caso un ragazzo del mio paese si azzardasse ad indossare una camicia a fiori, un cappello o delle scarpe da jazz colorate la sua vita sociale si ridurrebbe drasticamente prima di riuscire a pronunciare la parola "omosessuale". Benvenuti nel paradiso dei giudizi provinciali.

3. La prima sera ho fatto un bel giretto di bar e sono capitata al La Fourmi in rue des Martyrs nel quartiere di Montmartre in cui il lampadario consisteva in un enorme scolabottiglie. Loro sanno chi è Douchamp, ovvio. O comunque, volenti o nolenti ne sono stati influenzati.


Ho ordinato una birra piccola e mi è arrivata una pinta. Ottimo. Amo quando la mia pronuncia francese di "petit" viene scambiata per "pint".

4. I pianoforti si trovano nelle piazze, o per lo meno ho trovato un pianoforte in una piazza. Sei seduto a fare l'aperitivo con i tuoi amici e ti va di strimpellarlo? Ti alzi e lo fai, è lì per quello. Meraviglia!!!

5. Lumache alla bourguignon, pate de foie gras, zuppa di cipolle gratinata, tartare de boeuf, tart a tin di pere...

6. Il fatto che mi chiamino "mademoiselle" con tutta la naturalezza del mondo. Mi fa sentire come una fanciulla dell'Ottocento durante un Grand Tour, di quelle che per partire preparano il baule e non la valigia e che di certo non dimenticano a casa l'ombrellino para sole.

7. Il mercatone delle pulci di Saint-Ouen. Il posto più allucinante e pieno di oggetti meravigliosi che io abbia mai visto. Non ho acquistato nulla perché se sulla Treccani cercate l'espressione "imbarazzo della scelta" trovate la mia faccia davanti a tutto quel bendiddio.
No perché c'era un negozioetto che vendeva solo occhi di bambole.
Molto diverso dai soliti mercatini costituiti da bancarelle, questo è un vero e proprio paesino nella città fatto di mini casette grandi quanto un garage che aprono verso le 7.00 del mattino. A quell'ora l'atmosfera è incantevole, rilassata ma brullicante allo stesso tempo. I proprietari (di solito anziani in pensione) dei negozi in miniatura arrivano con calma, c'è chi prepara il caffè per se e per i propri vicini, c'è chi porta croissant caldi per tutti, si accomodano sulle loro poltroncine sulla strada e chiacchierano del più e del meno. Non è vero, non lo so di cosa chiacchieravano perché lo facevano in francese.
E lì, si trova di tutto. Dai bauli di Louis Vuitton vintage ai cristalli Baccarat ai vecchi costumi teatrali dismessi.
Volevo morire. No, volevo vivere lì per sempre.

8. Il Centre Pompidou e i suoi tesori. Mioddio ma tutto il libro di storia dell'arte contemporanea si trova in questo museo. E pure il museo stesso si trova nei manuali.
Mentre ero in coda per raggiungere la biglietteria la fatina delle cerniere ha deciso di far visita proprio a me e la stupenda gonna acquistata il giorno prima in rue de Champs-Élysées si è aperta in modo tutt'ora misterioso afflosciandosi sulle mie caviglie e lasciandomi in mutande. E pensandoci bene mi sono sentita denudata per tutta la durata della visita, senza protezioni e senza sovrastrutture, in special modo davanti al mio amato Chagall.
La meraviglia di Parigi è vedere le famiglie al completo che la domenica fanno giusto un salto al museo per riempirsi un po' gli occhi di bellezza e per far divertire i propri figli senza tv. Ed ecco che i bambini si possono sdraiare davanti ad un Mirò gigantesco e disegnare su un foglio la loro versione di tutto quel blu. Ed usano tutti i colori di Richter e tutte le forme di Léger. E saltellano tra i totem fallici di Brancusi.


Ma è possibile che al massimo i bambini italiani vadano a vedere quella cagata pazzesca di Italia in miniatura o quei tristerrimi spettacoli con i delfini a Mirabilandia??? 

9. Il Musée Rodin. La casa più scricchiolante di Parigi che contiene statue che una volta erano vive (per forza dev'essere così) e quadri che ti arrivano allo stomaco come cazzotti inaspettati.
L'amore malato di Camille Claudel, le profezie di William Blake, il divino tormento infernale di Dante, l'ultimo struggente bacio di Paolo e Francesca, la tenera intimità di Amore e Psiche, la scontrosità di Honoré de Balzac. Se non li respirate lì, non potete nemmeno immaginarveli.

Adesivi d'ingresso al museo

10. La coda per entrare da Louis Vuitton. E la gente che fotografava le persone in coda per entrare da Louis Vuitton come fossero animali da zoo.
La fortuna di Luchino Visconti (pace all'anima sua) che con una valigia di Vuitton poteva dire di avere una valigia con iniziali personalizzate.

11. Il truccatrice di Sephora con pizzetto e scarpe fuxia tacco 24 che senza dubbio ha un nome tipo Steve Mozzafiato.

12. L'Hotel de Clermont in rue de Veron che ha un baretto e musica jazz tutte le sere, camere minuscole ma pulite e accoglienti ma per il resto assomiglia alla bocciofila di Pioltello.


Gente, questa è stata la mia Parigi, o per lo meno quello che riesco a raccontarvi. Ho dimenticato mille altre cose che sicuramente spunteranno in qualche futuro post ma che per ora preferisco tenere gelosamente per me.



Emily

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