Back to reality

· 22:28

Tornata da Parigi ed ho ancora la testa tra le nuvole.
Sono tornata dal mio N, al mio letto e alla mia casetta incasinata ma confortevole. Però non riesco a capacitarmi del fatto che fuori dalle mura di Riva del Garda sia tutto così diverso e per questo affascinante.
Devo riordinare un po' le idee e gli appunti scritti con calligrafia da gallina prima di potervi dare un assaggio delle mie impressioni, perché potete anche dimenticarvi un resoconto dettagliatissimo con ogni fermata di metropolitana, ogni quadro ammirato nei musei che ho visitato, ogni orario della mia tabella di marcia nazi-turistica, ogni pasto o acquisto che ho fatto.
Quello che farò sarà semplicemente questo: pensieri sparsi e osservazioni apparentemente inutili che però nascondono il vero viaggio, quello di testa.
Per ora mi sento ancora in vacanza. Come se fossi ancora frullata dal jet lag. Come se avessi appena trangugiato la pozione che mi ha fatta ritornare dal Paese delle Meraviglie.

Il momento delle immagini evocative:






Le Case Volanti del fotografo francese Laurent Chehere descrivono esattamente come mi sento in questi giorno. A casa, ma pur sempre in viaggio.



Emily

Au revoir!

· 14:51

Amici, lettori e simpatizzanti, io me ne vado a Parigi!




Vi porterò un souvenir.
Emily

Progetto neon

· 14:44

Dunque, il piano è questo: trovare una di quelle ditte che andavano tanto di moda negli anni Novanta e farmi customizzare una scritta al neon.
Il problema è trovare qualcosa di carino e originale da scrivere e decidere se in realtà non si tratta solo di una pessima idea dovuta alla noia e all'afa.
Da piccola andavo spesso a fare delle mini vacanza a Monaco di Baviera con i miei genitori e vicino al nostro albergo in Leopoldstrasse c'era un negozio che esponeva almeno 10 neon per mostrare i prodotti che erano in grado di offrire al cliente. Ho sempre pensato che fossero molto fortunati i proprietari di un negozio simile perché in pratica potevano avere la propria insegna pubblicitaria praticamente gratis.
Era il mio punto di riferimento che mi avvertiva che eravamo quasi arrivati in hotel ed è uno dei pochi ricordi vividi che ho.

Che ne pensate? Troppo ragazzametropolitanalaureatacon110eloft?
Idee?
Io ho trovato questi...


Beh...



Emily

L'immancabile butterfly effect

· 20:02


Tignola fasciata o Podia interpunctella.
Non una ma tante.
Sono le immancabili farfalline della farina che ogni estate mi invadono la casa perché non sono abbastanza diligente da svuotare la dispensa da farinacei inutilizzati da mesi.
Ho provato con il foglietto adesivo che risolve il problema ma non alla causa, ho provato a piazzare nei pensili rami di alloro che non servono ad una bella ceppa, ho provato a mettere in frigorifero le farine e il riso ma se la natura dice "Farfalline!", la natura ottiene farfalline.
Ieri, ad esempio, è stato un pomeriggio di follia domestica. Dato che sabato partirò per Parigi (yeppa!) ho deciso di non lasciare la mia casetta in balia di quelle bestie ed ho messo letteralmente sottosopra la mia cucina. Partendo dalla pulizia del frigorifero sono passata a sgrassare la cappa, sistemare il sotto-lavabo e ho concluso con le ultime forze rimaste nella dispensa.
Santi.
Numi.
Con precisione maniacale ho aspirato tutte le bricioline e la polvere appollaiata su una scaletta con l'aspirapolvere a tracolla modello Ghostbuster, ho disinfettato, ho effettuato un'accurata cernita secondo il parametro scientifico del "butta via tutto" e ho rimesso in ordine i prodotti secondo un ferreo codice di catalogazione che ho già dimenticato.

BOOM!
Amo l'odore del napalm in cucina. Ha il profumo della vittoria.


Comunque per restare in tema, ecco un paio di farfalle che non mi dispiacerebbe affatto avere nella mia casa: si tratta di due pezzi di design meravigliosamente storici che per la loro forma prendono a modello l'insetto che odio tanto.
  • La Butterfly Chair, o BKF Chair:
è stata progettata dal gruppo Austral, a Buenos Aires, nel 1938. I partner del gruppo erano Antonio Bonet, Juan Kurchan e Jorge Ferrari Hardoy, dalle iniziali dei loro cognomi deriva la sigla BKF.
È un moderno aggiornamento della sedia Paragon, prototipo di fine Ottocento di seduta pieghevole e della Tripolina, una sedia portatile inglese utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale in Tripolitania.
La leggenda narra che su richiesta del MoMA, Hardoy inviò 3 esemplari pre-produzione a New York; di questi uno è nella collezione del MoMA, un altro è stato posto nella Fallingwater House di Frank Lloyd Wright e l'ultimo sia misteriosamente scomparso.
Rrrrrrabbrividiamo.
Nel 1947 Hans Knoll riconobbe il potenziale commerciale di questa seduta e lo aggiunse alla linea Knoll.

Jorge Ferrari Hardoy sulla sedia da lui disegnata
Florence Knoll sulla Butterfly Chair
  • Il Butterfly Stool:
disegnato nel 1956 da Sori Yanagi, è stato paragonato ad una farfalla ma sarebbe più corretta la similitudine con la porta d'ingresso di un santuario scintoista. Un perfetto sunto di forme orientali e tecnica della lavorazione del legno multistrato sviluppata da Charles e Ray Eames.
Anche questo pezzo di storia, realizzato da uno dei più importanti designer modernisti giapponesi, è entrato a far parte della collezione del MoMa Design Museum ed è commercializzato da Vitra.
Quanto amore.




Emily

E poi c'è l'arcobaleno...

· 20:35

Le cose non sono bianche o nere, dicono. Esistono anche le sfumature, dicono. Fanculo alle 50 sfumature di grigio, io preferisco il multicolor.
Quando ero giovinetta non amavo molto indossare colori accesi (con grande rammarico di mia mamma) e se proprio mi sentivo in vena di una botta di vita osavo una sola tonalità purché associata e placata da un total black.
Mi sentivo quasi sopraffatta dal colore. Avevo la sensazione che fosse più forte della mia personalità.
Soprattutto, una semplice maglietta rossa rischiava di mettere in atto il mio peggior incubo: tutti mi avrebbero guardata e tutti mi avrebbero additata tra scherni e sussurri: "Che cazzo s'è messa addosso quella lì?"
Povera bestia.

Oggi tutto questo è solo un triste ricordo e i capi di abbigliamento colorati nel mio guardaroba non sono più rari come il peiote. Semplicemente me ne frego se a qualche signor o signorina Nessuno non piace il mio look, i colori mi mettono allegria. Punto.
Se poi si parla di tutti i colori dell'arcobaleno, il mio cuore di pietra si scioglie come una medusa al sole e mi si riempie di gioia e giubilo. Nota bene: con arcobaleno non intendo affatto quel vomito psichedelico stile figli dei fiori a cui piace giocare con la candeggina. No more tie dye please.

Ecco un po' di muticolor. Di quello giusto.
Vogliamo parlare di questa idea fantastica per rinnovare l'aspetto di una parete?



Non male questa cucina, anche se non so darvi altri dettagli. So solo che è una cucina.


Un DIY facile ma carinissimo. Qui le istruzioni per realizzarlo.


La Easy Chair di Fredrik Paulsen in legno di pino e MDF.


Le gambe che fuoriescono dal muro dell'artista John Breed.


La poltrona Proust di Alessandro Mendini per Magis.


I cuscini Splash di Fine Little Day.

 
Ghiaccioli gusto arcobaleno. Qui la ricetta!


Trapunta quilting bellissssssima. Il tutorial si trova sul libro Little Bits Quilting Bee ma secondo me servono dei super poteri per realizzarla.


E per finire, beccatevi questa.




Buona serata orsetti del cuore, state allegri!
Emily

If life gives you lemons, make a tea

· 18:25

In un caldo e soleggiato lunedì pomeriggio di luglio sto pensando a tutt'altro che al lavoro.
Sto pensando al mare, ad una casa al mare con i cuscini color carta da zucchero, una Adirondack in legno bianco e me stessa con N. da una parte e una piña colada dall'altra.
Rimanendo con i piedi sul linoleum, in mancanza di sabbia, vi mostro un po' di accessori per la cucina che vedrei proprio bene in una casetta delle vacanze.
Trattasi della linea Pop di Sagaform: tazze, tazzine, mug, teiere, zuccheriere e bricchi per il latte caratterizzati da una forma un po' retro e da belle combinazioni cromatiche.
Colori felici.




Buon inizio settimana.
Emily