Gae Aulenti | Gli oggetti e gli spazi

· 21:36

Una delle mie tappe milanesi è stata, ovviamente, la Triennale di Milano per godermi la sezione permanente del Design Museum e in primis la mostra Gae Aulenti. Gli oggetti e gli spazi.
L'architetto (perché dire architetta è sbagliato e sa di sexploitation all'italiana) scomparsa lo stesso 31 ottobre è uno dei rari esempi di donne che hanno praticato la suddetta professione. Chissà perché...
Forse la sensibilità femminile non si è mai conciliata troppo bene con il rigore che prevede un'arte come l'architettura, o forse perché sin dalla notte dei tempi l'uomo era l'unico ad essere insignito del compito di costruire le capanne.

La locandina della mostra

Bando alle ciance.
Quando penso a Gae Aulenti non posso non pensare a Milano. Innanzitutto perché ci ha vissuto la maggior parte della sua vita tanto da fondarci il proprio studio Gae Aulenti Architetti Associati, poi perché instaurò un rapporto molto stretto di lavoro e amicizia con l'avvocato Gianni Agnelli che culminò nel primo di numerosi progetti per la famiglia: la ristrutturazione della Casa di un collezionista a  Brera.
Insomma, tutto della Aulenti parla di Milano. Almeno così è per me. La direzione di Casabella tra il '55 e il '65, la ristrutturazione dello Spazio Oberdan, la relazione con Carlo Ripa di Meana, la direzione dell'Accademia delle Belle Arti di Brera.
Forse però il legame che sento tra questa "femmina" con i controcoglioni e la città lombarda ha radici più profonde e inizia proprio dalla corrente architettonica a cui lei aderisce. Si tratta del Neoliberty, ovvero di un movimento (nato in realtà a Torino) che si oppone agli assunti dettati dall'architettura razionalista da una parte e dall'architettura organica dall'altra.
Una sorta di revival, contro la sintesi della modernità e del rigore razionalista, inserito nell'ambiente urbano lontano da quello organico. La città quindi diventa talmente importante da essere quasi forma generatrice e l'accumulo di elementi diversi ed eterogenei viene trasferito nell'opera architettonica.
Con un principio di bellezza della forma.

Ecco spiegato il mio collegamento mentale, dato che per me la città per antonomasia è Milano.

Per il resto non pensiate che Gae Aulenti sia stata con le mani in mano perché la rivalutazione del Museo D'Orsay l'ha progettata lei, così come gli Showroom di Olivetti a Parigi e a Buenos Aires, parte del Centre Pompidou e la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia.

Ritornando all'esposizione presso la Triennale ho potuto ammirare la maggior parte degli oggetti disegnati da Gae ed ecco tutto quello che dovreste sapere e non avete mai avuto voglia di cercare:

Aprilina per Zanotta - 1964
Giova per Fontana Arte - 1964
Locus Solus per Zanotta - 1964
Locus Solus da giardino per Poltronova - 1964
Ruspa per Martinelli - 1967
Oracolo e Mezzoracolo - 1968
Serie Gae Aulenti per Kartell - 1968
Serie Pileo per Artemide - 1972
Alcinoo per Artemide - 1975
Sgarsul - 1962
Pipistrello per Martinelli - 1966
King Sun per Kartell - 1967
Tavolo con ruote per Fontana Arte - 1980

Tour per Fontana Arte - 1993

E questa è la suggestiva galleria di specchi posizionata alla fine dell'esposizione che riproduce quella allestita da Gae Aulenti durante la XIII Triennale di Milano tenutasi nel 1964 nella sezione italiana. Il settore in esame era L'Arrivo al mare e la combinazione di bagnanti di Picasso e la moltiplicazione luminosa degli specchi ricreavano la felicità, la spensieratezza e la vitalità di una corsa in direzione delle onde.

Ieri, 1964
Oggi, 2013


Per concludere, non per gettare dell'allarmismo ma per me Le Corbusier, Philip Johnson, Gae Aulenti, Livio Castiglioni e I. M. Pei si rifornivano dallo stesso ottico.
Li vorrei mettere tutti nella stessa stanza e darei un bacino a tutti.



E se volete tentare la carriera vi consiglio un gadget di sicuro successo, l'Instant Architect.





Emily

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