#invasionidigitali al Mart di Rovereto

· 16:48

Il 25 aprile, dalle 12.00 alle 13.00 al Mart di Rovereto si è compiuta una delle invasioni digitali che si sono compiute in tutti i luoghi di interesse culturale italiani grazie all’iniziativa #INVASIONIDIGITALI che ha avuto come obiettivo quello di “liberare” la cultura permettendo a blogger, videomaker e appassionati di social network di entrare in un museo e fare ciò che solitamente non è permesso: fotografare e filmare, per poi divulgare.

 

L’iniziativa è splendida ma una volta entrata al Mart mi sono chiesta: che senso ha fotografare le opere se nel bookshop è disponibile un catalogo con immagini decisamente migliori di quelle che potrei fare io. L’obbiettivo che mi ero prefissata doveva essere cambiato. Chissenefrega di riproporre le immagini in maniera oggettiva, dato che IO posso scegliere cosa fotografare decido IO su quali aspetti soffermarmi e a costo di essere troppo selettiva ho cercato di riproporvi le MIE suggestioni.

La sezione che ho deciso di attaccare è stata la mostra Progetto cibo – La forma del gusto curata da Beppe Finessi che nei mesi scorsi ha portato a Rovereto grandi chef di livello internazionale.


L’esposizione ruota attorno al principio secondo cui, a partire dall’avanguardia futurista, il cibo è visto come oggetto, e come tale depositario di una sua forma ben precisa, sintetizzabile in disegni tecnici. Dall’altra parte, inoltre, anche l’estetica dei cibi di futura produzione può essere pensata e progettata alla pari di un qualsiasi elemento di design.

Così come aveva riassunto Bruno Munari nel 1963 nel volumetto Good Design partendo dall’esempio dell’arancia, le creazioni della natura hanno le stesse caratteristiche di quelle umane per quanto riguarda la precisione e la funzionalità delle varie parti che lo compongono, paragonando il frutto ad un vero e proprio prodotto industriale, pur senza essere figlio di nessun progettista ufficiale.

Il volumetto di Bruno Munari Good Design


Ecco dunque una carrellata, per tutte le sale del museo, di “cose da mangiare” di cui nessuno si domanda il gusto, ma delle quali si indaga la forma. Iniziando dal pane. Eh sì perché di tipi di pane ce ne sono milioni al mondo. Si vede la mano dell’artigiano/progettista, si intravedono le materie prime utilizzate e soprattutto è evidente il primato del guardare nei confronti del gustare. Forme diverse significano aree geografiche diverse, ingredienti diversi, funzioni diverse e anche gusti diversi. Ciò che appare rispecchia ciò che è.

Pane ferrarese
Pane carasau
Challah
Pancarrè

Industria e progetti.
Anche a livello di vendibilità (perché è questo l’obbiettivo principale del design) una forma pensata, allusiva e calcolata nei rapporti e nelle quantità permette una fruizione ottimale.
Prodotti dolciari diventati pietre miliari dell'industria alimentare hanno ottenuto il loro successo più grazie alla forma che al gusto, ad esempio il Chupa Chupa provvisto di bastoncino, oppure le mentine Tic Tac di derivazione onomatopeica o ancora le Zirele che con la loro forma irregolare alludono alla genuinità del territorio in cui sono prodotte e all'artigianalità.


Caramelle trentine Zirele - 1930
Stampo in bronzo creato dal Pastificio Felicetti in onore della cupola del Mart progettata da Mario Botta


Forma come funzione.
La forma di un cibo contribuisce alla migliore fruibilità dello stesso, come ad esempio i leccalecca da condividere. Ma anche la produzione modulare è al centro delle sperimentazioni culinarie così come le proporzioni delle varie componenti di un alimento e il camuffamento dell'elemento edibile. Impossibile iniziare a pregustare con gli occhi!

Leccalecca da condividere Sucette - Cordoleani & Fontana - 2007
La barre de luxe - Elise Labide - 2009

I-cake - Martì Guixé - 2001 per dare istruzioni precise sulle percentuali dei differenti ingredienti, utilizzando il significativo diagramma a torta

Blind tasty - Florence Doléac - 2006

Forma come decorazione.
Lasciar correre la fantasia per creare cibi dalle forme nuove e divertenti considerando la decorazione come una funzione in più che appaga in nostro piacere estetico. L'imagination au pouvoir!

A feast of food - Sylvie Meuffels - 2008, permette di imprimere un pattern sulla pasta dei biscotti
Il tempo della festa - Mario Trimarchi - 2012 per Alessi, stampini per budini architettonici che permettono di creare paesaggi gastronomici
On the move - Delphine Huguet - 2009, biscotti in movimento

Humor e metafora.
L'umorismo a tavola come in amore è fondamentale, perché è un collante, un produttore di convivialità.

Il sapore dei mobili - Fukusada e Pereira - 2012, stampo per pan cake d'arredo
Scarpetta - Antonio Cos - 2009, serve spiegarlo?




Alludere al cibo e cibo come materia.
Utilizzare il cibo come un qualsiasi altro materiale da progettazione per creare oggetti d'arredo..

Toast embroidery #1- Judith G. Klausner - 2010, un french toast con l'uovo ricamato
Borsalino - Achille Castiglioni - 1980, un cappello in lana conformato in uno stampo da budino
Sedia di riso - Blaumer e Borghi - 2007, il riso soffiato come materiale da costruzione
Candytop - Bless - 2010, anche la moda si dedica alla produzione di pezzi potenzialmente commestibili




Futuro tra ricerca e sostenibilità.
Il tema estetico-formale della carne prodotta in laboratorio a partire da cellule campione al fine di diminuire, se non eliminare, il consumo di quella di derivazione zootecnica, ritenuta tra le maggiori cause di inquinamento e disequilibrio dell'ecosistema. Ecco la bistecca artificiale del futuro.

Dressing the meat of tomorrow - James King - 2006

Ecco gli spunti che mi hanno colpita di più. Non vi bastano? Andate al Mart e visitate la mostra.
Ah, al termine dell'invasione ho fatto un giretto anche nella collezione permanente che, in occasione del decimo anniversario del museo era tappezzata da post-it con messaggini lasciati dai visitatori.
Le perle di saggezza erano numerose ma direi che questa si addiceva particolarmente al Progetto cibo.



25 aprile 2013 ore 13.00:





Emily

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