Su la testa

· 21:36

Tutti hanno problemi. E non ci vuole l'oracolo di Delfi per saperlo.
Un po' di tempo fa la mia amica S. ha trovato la chiave per risolvere i suoi in una nuova religione che più che altro è una filosofia di vita. Io credo che avere una fede sia una gran fortuna perché credere ciecamente in qualcosa è di gran lunga molto più confortante ma la mia parte razionale proprio non ce la fa. E poi mi piacciono le sfide.
Però il racconto entusiasta della nuova esperienza spirituale di S. mi ha fatta riflettere sul fatto che la felicità è come uno sport: più la pratichi più ti riesce bene. Ogni tanto si ha la fortuna di svegliarsi già felici come MacGyver al Castorama, altre volte invece ci vuole uno sforzo enorme per guardarsi allo specchio e promettere a se stessi che quella sarà un'ottima giornata. In altre occasioni fa bene crogiolarsi per un po' nell'autocommiserazione per poi alzare la testa e, sempre davanti al solito specchio, dire "Mobbasta!" e godere finalmente del lato positivo delle cose, per piccolo che sia.

E modestamente io sono bravissima a trovare l'aspetto positivo. Forse perché mia mamma è sempre stata un buon esempio su questo aspetto, o forse perché sono nata così; sta di fatto che visto che sono infortunata ho deciso di regalarmi una giornata a Milano per fare un po' di cose belle.
Solo io, Modigliani, Liz Taylor, Gae Aulenti e Andy Warhol tutti insieme appassionatamente e con la testa fra le nuvole.

Cara Emily, batti un cinque! In questo caso, un quattro e tre quarti.





A breve il resoconto.
Emily

#invasionidigitali al Mart di Rovereto

· 16:48

Il 25 aprile, dalle 12.00 alle 13.00 al Mart di Rovereto si è compiuta una delle invasioni digitali che si sono compiute in tutti i luoghi di interesse culturale italiani grazie all’iniziativa #INVASIONIDIGITALI che ha avuto come obiettivo quello di “liberare” la cultura permettendo a blogger, videomaker e appassionati di social network di entrare in un museo e fare ciò che solitamente non è permesso: fotografare e filmare, per poi divulgare.

 

L’iniziativa è splendida ma una volta entrata al Mart mi sono chiesta: che senso ha fotografare le opere se nel bookshop è disponibile un catalogo con immagini decisamente migliori di quelle che potrei fare io. L’obbiettivo che mi ero prefissata doveva essere cambiato. Chissenefrega di riproporre le immagini in maniera oggettiva, dato che IO posso scegliere cosa fotografare decido IO su quali aspetti soffermarmi e a costo di essere troppo selettiva ho cercato di riproporvi le MIE suggestioni.

La sezione che ho deciso di attaccare è stata la mostra Progetto cibo – La forma del gusto curata da Beppe Finessi che nei mesi scorsi ha portato a Rovereto grandi chef di livello internazionale.


L’esposizione ruota attorno al principio secondo cui, a partire dall’avanguardia futurista, il cibo è visto come oggetto, e come tale depositario di una sua forma ben precisa, sintetizzabile in disegni tecnici. Dall’altra parte, inoltre, anche l’estetica dei cibi di futura produzione può essere pensata e progettata alla pari di un qualsiasi elemento di design.

Così come aveva riassunto Bruno Munari nel 1963 nel volumetto Good Design partendo dall’esempio dell’arancia, le creazioni della natura hanno le stesse caratteristiche di quelle umane per quanto riguarda la precisione e la funzionalità delle varie parti che lo compongono, paragonando il frutto ad un vero e proprio prodotto industriale, pur senza essere figlio di nessun progettista ufficiale.

Il volumetto di Bruno Munari Good Design


Ecco dunque una carrellata, per tutte le sale del museo, di “cose da mangiare” di cui nessuno si domanda il gusto, ma delle quali si indaga la forma. Iniziando dal pane. Eh sì perché di tipi di pane ce ne sono milioni al mondo. Si vede la mano dell’artigiano/progettista, si intravedono le materie prime utilizzate e soprattutto è evidente il primato del guardare nei confronti del gustare. Forme diverse significano aree geografiche diverse, ingredienti diversi, funzioni diverse e anche gusti diversi. Ciò che appare rispecchia ciò che è.

Pane ferrarese
Pane carasau
Challah
Pancarrè

Industria e progetti.
Anche a livello di vendibilità (perché è questo l’obbiettivo principale del design) una forma pensata, allusiva e calcolata nei rapporti e nelle quantità permette una fruizione ottimale.
Prodotti dolciari diventati pietre miliari dell'industria alimentare hanno ottenuto il loro successo più grazie alla forma che al gusto, ad esempio il Chupa Chupa provvisto di bastoncino, oppure le mentine Tic Tac di derivazione onomatopeica o ancora le Zirele che con la loro forma irregolare alludono alla genuinità del territorio in cui sono prodotte e all'artigianalità.


Caramelle trentine Zirele - 1930
Stampo in bronzo creato dal Pastificio Felicetti in onore della cupola del Mart progettata da Mario Botta


Forma come funzione.
La forma di un cibo contribuisce alla migliore fruibilità dello stesso, come ad esempio i leccalecca da condividere. Ma anche la produzione modulare è al centro delle sperimentazioni culinarie così come le proporzioni delle varie componenti di un alimento e il camuffamento dell'elemento edibile. Impossibile iniziare a pregustare con gli occhi!

Leccalecca da condividere Sucette - Cordoleani & Fontana - 2007
La barre de luxe - Elise Labide - 2009

I-cake - Martì Guixé - 2001 per dare istruzioni precise sulle percentuali dei differenti ingredienti, utilizzando il significativo diagramma a torta

Blind tasty - Florence Doléac - 2006

Forma come decorazione.
Lasciar correre la fantasia per creare cibi dalle forme nuove e divertenti considerando la decorazione come una funzione in più che appaga in nostro piacere estetico. L'imagination au pouvoir!

A feast of food - Sylvie Meuffels - 2008, permette di imprimere un pattern sulla pasta dei biscotti
Il tempo della festa - Mario Trimarchi - 2012 per Alessi, stampini per budini architettonici che permettono di creare paesaggi gastronomici
On the move - Delphine Huguet - 2009, biscotti in movimento

Humor e metafora.
L'umorismo a tavola come in amore è fondamentale, perché è un collante, un produttore di convivialità.

Il sapore dei mobili - Fukusada e Pereira - 2012, stampo per pan cake d'arredo
Scarpetta - Antonio Cos - 2009, serve spiegarlo?




Alludere al cibo e cibo come materia.
Utilizzare il cibo come un qualsiasi altro materiale da progettazione per creare oggetti d'arredo..

Toast embroidery #1- Judith G. Klausner - 2010, un french toast con l'uovo ricamato
Borsalino - Achille Castiglioni - 1980, un cappello in lana conformato in uno stampo da budino
Sedia di riso - Blaumer e Borghi - 2007, il riso soffiato come materiale da costruzione
Candytop - Bless - 2010, anche la moda si dedica alla produzione di pezzi potenzialmente commestibili




Futuro tra ricerca e sostenibilità.
Il tema estetico-formale della carne prodotta in laboratorio a partire da cellule campione al fine di diminuire, se non eliminare, il consumo di quella di derivazione zootecnica, ritenuta tra le maggiori cause di inquinamento e disequilibrio dell'ecosistema. Ecco la bistecca artificiale del futuro.

Dressing the meat of tomorrow - James King - 2006

Ecco gli spunti che mi hanno colpita di più. Non vi bastano? Andate al Mart e visitate la mostra.
Ah, al termine dell'invasione ho fatto un giretto anche nella collezione permanente che, in occasione del decimo anniversario del museo era tappezzata da post-it con messaggini lasciati dai visitatori.
Le perle di saggezza erano numerose ma direi che questa si addiceva particolarmente al Progetto cibo.



25 aprile 2013 ore 13.00:





Emily

Colori pastello

· 20:17

Domani 24 aprile 2013 si inaugurerà nelle sale del Palazzo Ducale di Venezia la mostra "Manet. Ritorno a Venezia" con un’esposizione di un’ottantina circa tra dipinti, disegni e incisioni, progettata con la collaborazione speciale del Musée D’Orsay di Parigi, l’istituzione che conserva il maggior numero di capolavori di questo straordinario pittore.

Mi sono ispirata all'arte del padre dell'impressionismo (anche se lui rifiutò sempre di aderire a tale corrente artistica) per creare una selezione di oggetti che appartengono alla stessa palette di colori.
Leggerezza, atmosfere en plein air e colori pastello, ma anche qualche buona alternativa all'accademismo e alla tradizione.
Colori pastello ma non polverosi, quasi dei sorbetti estivi.

Edouard Manet - Les printemps - 1881

  

1. Origami Lamp, in molti colori diversi realizzata in carta - da Etsy.
2. Lampada a sospensione Augustin anche questa disponibile in diverse combinazioni di colore interno/esterno - Jieldé.
3. Lampadario Mhy di Norway Says per Muuto - qui.
4. Lampada Silo Lamp di Note Design Studio - Zero - Novità 2013!
5. Lampadario Lolita disponibile anche in versione da tavolo - Moooi

Lampada da tavolo di The Land of Nod
Frigoriferi anni 50 di Smeg
Lampada sempre di The Land of Nod


Edouard Manet - Le déjeuner sur l'herbe - 1863


 

Edouard Manet - Fleurs dans un vase de cristal - 1882


Contenitore con pappagallo in ceramica di LLadrò
Portacandele di Ferm Living
Paper Carper dei designer Scholten & Baijings da Hay
6. Sgabello 60 in legno di betulla di Alvar Aalto nelle nuove colorazioni - Artek.
7. Sedia in legno Visu di Mika Tolvanen per Muuto - qui.
8. Sedia in legno Osso di Ronan & Erwan Bouroullec - Mattiazzi.
9. Storica sedia CH24 di Hans J. Wegner datata 1949 - Carl Hansen & Søn.
10. Poltrona in feltro Felt di Delo Lindo - Ligne Roset.
11. Divano Mayor Sofa - &Tradition.

Cuscino di Essenza

Edouard Manet - Dans la serre - 1879


Libreria modulare W-box di Officefordesign
Planetaria di Kitchen Aid
Vassoio da Le Souk

A confermare che i colori pastello siano di gran moda questa stagione c'è anche il Salone del Mobile 2013 conclusosi da poco, nelle cui vetrine anche Vitra ha proposto un grande classico come l'attaccapanni Hang It All di Charles e Ray Eames in tinte tenui.
Ecco le immagini:





Pastello sì, ma noiooooooooooooosi. Personalmente non vedo perchè togliere l'aspetto vivace e giocoso che i designer hanno voluto conferire all'oggetto che, per l'appunto, nasce proprio per essere fruito dai bambini.
Questi nuovi modelli saranno per bambini pallosi.



Emily